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Lucio Fontana
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Lucio Fontana nacque il 19 febbraio 1899 a Rosario, Santa Fe, Argentina, figlio dello scultore italiano Luigi Fontana. Trascorse la sua prima infanzia in Argentina prima di trasferirsi in Italia nel 1905, e fece la spola tra i due paesi per gran parte dei suoi anni formativi, lavorando al fianco del padre a Milano, per poi tornare a Buenos Aires nel 1921 per collaborare nell'atelier di scultura di famiglia. Nel 1927 si stabilì definitivamente in Italia e si iscrisse all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove studiò sotto Adolfo Wildt insieme al collega scultore Fausto Melotti. Dopo la laurea, si affermò come scultore lavorando in ceramica, terracotta e bronzo, aderendo all'associazione parigina Abstraction-Création nel 1935 e al gruppo espressionista milanese Corrente nel 1939.
Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Fontana tornò a Buenos Aires, dove nel 1946 fondò l'Academia Altamira con un gruppo di studenti. Nello stesso anno la scuola pubblicò il Manifiesto Blanco, un testo concepito da Fontana ma non firmato, forse a causa del suo ruolo di professore presso la Escuela Nacional de Bellas Artes. Il manifesto invocava una nuova sintesi di materia, colore, suono e movimento, sostenendo che l'arte dovesse evolversi oltre il piano bidimensionale dell'immagine. Questo divenne il fondamento dello Spazialismo, che Fontana ampliò attraverso cinque manifesti tra il 1947 e il 1952, dopo essere tornato a Milano.
Tornato in Italia, Fontana iniziò a tradurre le sue teorie in oggetti radicali. Nel 1949 espose l'Ambiente spaziale a luce nera alla Galleria del Naviglio di Milano, una delle prime installazioni d'arte immersiva. Iniziò a bucare le tele per creare la serie dei Buchi nello stesso anno, e a metà degli anni '50 introdusse i Tagli, tagli singoli o multipli su superfici monocrome, spesso supportati da garza nera in modo che l'oscurità luccicasse dietro la ferita. Intitolò quasi tutte queste opere Concetto spaziale, una dichiarazione che il gesto, non l'immagine, portava il significato.
Il lavoro si approfondì per tutti gli anni '50 e '60. La serie Fine di Dio (1963-64) applicò il vocabolario del taglio e della puntura a 38 tele a forma di uovo, una forma che Fontana collegava alla rinascita cosmica e all'incertezza umana nell'era spaziale. Alla 33ª Biennale di Venezia nel 1966, lavorando con l'architetto Carlo Scarpa, creò una labirintica stanza ovale dove cinque tele bianche tagliate erano incastonate in nicchie sotto luce bianca, un'opera che gli valse il Gran Premio della Pittura. A Documenta 4 a Kassel nel 1968 produsse l'Ambiente spaziale bianco, una stanza completamente bianca e labirintica con un grande taglio in gesso al centro. Morì per arresto cardiaco nella sua casa a Comabbio, Varese, il 7 settembre 1968, all'età di sessantanove anni.
L'influenza di Fontana si diffuse ampiamente attraverso l'Arte Povera, l'installazione e il Minimalismo. Il suo mercato delle aste riflette la sua posizione centrale nell'arte europea del dopoguerra: i prezzi record hanno superato i 17 milioni di sterline presso le case d'asta internazionali, trainati in particolare dalle uova della serie Fine di Dio e dalle opere rosse con tagli. Sul mercato nordico rappresentato su Auctionist, Fontana appare in case d'asta italiane e scandinave tra cui Wannenes Art Auctions, Bruun Rasmussen e Bukowskis Stockholm. Gli articoli includono ceramiche, stampe, cataloghi di mostre e opere su poster, riflettendo l'ampiezza della sua produzione attraverso i media.